Da anni gridiamo a gran voce che “il colore non esiste”.
Una chiara provocazione che apre infiniti dibattiti che sfociano su cosa significhi essere ed esistere.
Il dibattito ontologico mi porta inevitabilmente a ripercorrere vecchi retaggi di studi filosofici e senza scomodare tutti coloro che si sono cimentati sull’argomento mi imbatto nel primo, forse, che ha lasciato un’impronta nota e significativa in merito. Platone, allievo di Socrate e maestro di Aristotele, può essere considerato un valido alleato e un riconosciuto predecessore (senza voler peccare di presunzione) nell’affermare l’evanescenza del mondo reale a favore del “reale” mondo delle idee. Lo dimostra efficacemente nel celebre mito della caverna in cui l’uomo è condannato a vivere le ombre del vero; porta altresì esempi chiarissimi quali quelli relativi alle forme geometriche: in natura non esiste un cerchio perfetto eppure l’uomo è in grado di conoscerlo, di rappresentarlo e di calcolarne perimetro e area.
Il concetto che il colore non esiste lambisce concetti simili; la sensazione cromatica è un’invenzione del nostro cervello e non caratteristica intrinseca della materia.
Il colore appartiene al mondo delle idee.
Ed è un’idea meravigliosa.
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Evviva Platone nostro maestro cromoilluminato!